
Allarme competenze: aziende in crisi, lavoratori a rischio
- Mancano 236.000 professionisti ICT, frenando l'innovazione aziendale.
- Il 37,6% delle aziende vede la carenza competenze come ostacolo all'AI.
- Cresce la domanda di esperti in sostenibilità ambientale.
Il persistente divario tra le competenze richieste dalle aziende e quelle effettivamente possedute dai lavoratori. Questo mismatch, come viene definito in gergo tecnico, rappresenta un freno alla crescita economica e all’innovazione, richiedendo un’analisi approfondita e soluzioni mirate. In questo contesto, l’offerta di corsi professionalizzanti extra-universitari (master, corsi di specializzazione, certificazioni) assume un ruolo di primo piano, ponendo interrogativi sulla sua adeguatezza nel rispondere alle reali esigenze del mondo del lavoro. Ci si chiede se questi percorsi formativi siano in grado di colmare efficacemente il divario di competenze, preparando i lavoratori alle sfide di un mercato in continua evoluzione.
Il problema del gap di competenze non è certo una novità, ma la sua rilevanza è aumentata esponenzialmente negli ultimi anni, a causa della rapida trasformazione digitale e delle nuove esigenze del mercato globale. Le aziende lamentano la difficoltà nel reperire personale qualificato, in grado di utilizzare le tecnologie più avanzate e di adattarsi ai nuovi modelli organizzativi. Allo stesso tempo, molti lavoratori faticano a trovare un’occupazione stabile e gratificante, a causa della mancanza di competenze specifiche richieste dal mercato. Si crea così un circolo vizioso che penalizza sia le imprese che i lavoratori, ostacolando la crescita del Paese.
Per affrontare questa sfida, è necessario un approccio sistemico, che coinvolga le istituzioni, le aziende, gli istituti di formazione e i lavoratori stessi. Occorre investire in programmi di formazione continua, che permettano ai lavoratori di acquisire le competenze necessarie per rimanere competitivi nel mercato del lavoro. È importante, inoltre, promuovere una maggiore collaborazione tra le aziende e gli istituti di formazione, per garantire che i corsi offerti siano realmente allineati con le esigenze del mondo del lavoro.
I settori più colpiti dalla carenza di competenze
La carenza di competenze non è uniforme in tutti i settori del mercato del lavoro italiano. Alcuni settori sono più colpiti di altri, a causa della rapida evoluzione tecnologica e delle nuove esigenze del mercato globale. Tra i settori più critici, spiccano:
Il settore tech e digitale: La trasformazione digitale delle aziende ha creato una forte domanda di professionisti specializzati in cybersecurity, intelligenza artificiale, sviluppo software e marketing digitale. Si stima che in Italia manchino circa 236.000 professionisti ICT. La difficoltà nel reperire queste figure professionali rappresenta un freno alla crescita delle aziende del settore, che faticano a innovare e a competere sui mercati internazionali. Le aziende, infatti, percepiscono la carenza di competenze interne come il principale ostacolo alla piena integrazione dell’intelligenza artificiale, con una percentuale che si attesta al 37,6%. Questo dato sottolinea l’urgenza di investire in programmi di formazione specifici, che permettano ai lavoratori di acquisire le competenze necessarie per utilizzare le tecnologie più avanzate.
*Il settore della sostenibilità ambientale: La crescente attenzione alla sostenibilità ha portato a una maggiore richiesta di esperti in economia circolare, energie rinnovabili e gestione ambientale. Le aziende sono sempre più consapevoli dell’importanza di ridurre il proprio impatto ambientale e di adottare pratiche sostenibili, ma faticano a trovare personale qualificato in grado di supportare questa transizione. Servono figure professionali con competenze specifiche in materia di gestione dei rifiuti, efficienza energetica, energie rinnovabili e valutazione dell’impatto ambientale.
*Il settore della sanità e del benessere: La pandemia ha evidenziato l’importanza del settore sanitario, con una forte domanda di medici, infermieri, psicologi e altri professionisti del settore. La carenza di personale sanitario rappresenta un problema strutturale del sistema sanitario italiano, che si è acuito negli ultimi anni a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e della mancanza di investimenti nel settore. Occorre formare un numero maggiore di professionisti sanitari e migliorare le loro condizioni di lavoro, per garantire un’assistenza sanitaria adeguata a tutti i cittadini.
*Il settore del design: Con l’espansione dei consumi digitali, le professioni legate alla progettazione grafica, all’esperienza utente (UX/UI) e ai contenuti multimediali continuano a mostrare una crescita costante.

- Ottimo articolo! Finalmente si parla chiaro del problema......
- Articolo un po' troppo allarmistico, non credo la situazione sia così......
- E se il problema fosse l'eccessiva specializzazione richiesta 🤔......
L’efficacia dei corsi professionalizzanti: opinioni a confronto
Per valutare l’efficacia dei corsi professionalizzanti nel colmare il divario di competenze, è fondamentale raccogliere le opinioni di diversi attori coinvolti: le aziende, gli studenti e i formatori. Le loro prospettive permettono di comprendere meglio i punti di forza e di debolezza dell’offerta formativa attuale, e di individuare le aree in cui è necessario intervenire per migliorare la qualità e l’allineamento dei corsi con le esigenze del mercato del lavoro.
*Le aziende: Le aziende, in quanto principali beneficiarie di lavoratori con competenze adeguate, esprimono spesso una certa insoddisfazione nei confronti dell’offerta formativa attuale. Molte lamentano la difficoltà nel trovare candidati con le competenze specifiche richieste, soprattutto nel campo della cybersecurity e dell’intelligenza artificiale. I corsi professionalizzanti possono essere utili, ma devono essere più pratici e orientati alle esigenze reali delle aziende, offrendo un’esperienza di apprendimento concreta e immediatamente applicabile al lavoro. Le aziende sottolineano l’importanza di una maggiore collaborazione con gli istituti di formazione, per definire i contenuti dei corsi e per offrire opportunità di stage e di apprendistato agli studenti.
*Gli studenti: Gli studenti, in quanto diretti interessati all’offerta formativa, esprimono spesso un desiderio di corsi più aggiornati e con un focus maggiore sulle nuove tecnologie. Molti lamentano che i concetti insegnati sono già obsoleti al momento dell’uscita dal corso, a causa della rapida evoluzione tecnologica. Gli studenti chiedono, inoltre, una maggiore attenzione alle soft skills, come la capacità di lavorare in team, di comunicare efficacemente e di risolvere i problemi. Queste competenze sono sempre più richieste dal mercato del lavoro, ma spesso vengono trascurate nei corsi professionalizzanti.
*I formatori: I formatori, in quanto responsabili della progettazione e dell’erogazione dei corsi, si trovano di fronte alla sfida continua di mantenere i propri programmi allineati con le esigenze del mercato del lavoro. È fondamentale la collaborazione con le aziende per capire quali sono le competenze più richieste e adattare i programmi di conseguenza. I formatori sottolineano l’importanza di un approccio didattico innovativo, che utilizzi le tecnologie più avanzate e che favorisca l’apprendimento attivo e partecipativo. È importante, inoltre, offrire agli studenti opportunità di stage e di apprendistato, per permettere loro di mettere in pratica le competenze acquisite e di entrare in contatto con il mondo del lavoro.
Per avere un’idea dell’efficacia dei corsi professionalizzanti, si possono analizzare alcuni case study di aziende che hanno investito nella formazione dei propri dipendenti. Intesa Sanpaolo, ad esempio, ha avviato un ampio programma di formazione interna e rafforzamento delle competenze progettuali, per supportare la propria trasformazione digitale. Un’azienda IT, in collaborazione con GEMA Business School, ha attivato un programma formativo su misura basato sugli standard PMI, che ha generato un impatto positivo sulla preparazione dei project manager junior. Roche, infine, ha avviato un piano di trasformazione organizzativa con l’adozione del framework SAFe, ottenendo un miglioramento significativo nella delivery on-time dei progetti.
Colmare il divario: una sfida per il futuro
Il divario di competenze rappresenta una sfida complessa e articolata, che richiede un impegno congiunto da parte di tutti gli attori coinvolti. Occorre investire in un’offerta formativa di qualità, accessibile a tutti e allineata con le esigenze del mercato del lavoro. È fondamentale promuovere una maggiore collaborazione tra le aziende e gli istituti di formazione, per definire i contenuti dei corsi e per offrire opportunità di stage e di apprendistato agli studenti. Occorre, inoltre, incentivare i lavoratori ad acquisire le competenze necessarie per rimanere competitivi nel mercato del lavoro, offrendo loro opportunità di formazione continua e di riqualificazione professionale.
Per migliorare l’offerta formativa, è necessario intervenire su diversi fronti. Innanzitutto, è fondamentale garantire la qualità dei corsi, attraverso un sistema di accreditamento rigoroso e trasparente. È importante, inoltre, ridurre i costi dei corsi, per renderli accessibili a un numero maggiore di persone. Occorre, infine, ampliare l’accesso ai corsi, offrendo modalità di fruizione flessibili e adatte alle esigenze dei lavoratori, come i corsi online e i corsi serali.
Per rafforzare la collaborazione tra le aziende e gli istituti di formazione, è necessario creare dei tavoli di lavoro permanenti, in cui definire i profili professionali più richiesti dal mercato del lavoro e i contenuti dei corsi più adatti a formare questi profili. È importante, inoltre, promuovere la creazione di partnership tra le aziende e gli istituti di formazione, per offrire agli studenti opportunità di stage e di apprendistato.
Per incentivare i lavoratori ad acquisire le competenze necessarie, è necessario offrire loro incentivi economici, come i voucher formativi e i crediti d’imposta. È importante, inoltre, promuovere una cultura dell’apprendimento continuo, attraverso campagne di sensibilizzazione e di informazione.
L’educazione avanzata, l’alternanza scuola lavoro, gli stage curricolari e i corsi di studio extra universitari professionalizzanti sono tutti elementi fondamentali per affrontare la sfida del divario di competenze. Questi strumenti permettono di collegare il mondo della formazione con il mondo del lavoro, offrendo agli studenti opportunità di apprendere sul campo e di acquisire le competenze richieste dalle aziende. È importante, quindi, promuovere l’utilizzo di questi strumenti e di migliorarne la qualità e l’efficacia.
Per concludere, vorrei condividere una riflessione personale. In un mondo in rapido cambiamento, dove le competenze diventano obsolete in tempi sempre più brevi, la formazione continua non è più un optional, ma una necessità. Dobbiamo tutti impegnarci a rimanere aggiornati sulle ultime tendenze del mercato del lavoro e ad acquisire le competenze necessarie per affrontare le sfide del futuro. Solo così potremo garantire un futuro prospero per noi stessi e per il nostro Paese. Un’ottica di formazione permanente non è soltanto un’aggiunta al curriculum, ma un vero e proprio cambiamento di mentalità, un’apertura costante verso l’ignoto che arricchisce non solo la sfera professionale, ma anche quella personale. Abbracciare questa filosofia significa riconoscere che il sapere è un viaggio continuo, e che ogni nuova competenza acquisita è un passo verso un orizzonte più ampio e stimolante.
Inoltre, in un contesto di educazione avanzata, sarebbe cruciale promuovere un modello di apprendimento basato sulle competenze trasversali (soft skills)*, integrando nei curricula formativi percorsi che sviluppino la creatività, il pensiero critico, la capacità di problem solving e la comunicazione efficace. Un approccio del genere non solo migliorerebbe l’employability dei singoli, ma contribuirebbe a formare cittadini consapevoli e capaci di affrontare le sfide complesse del mondo contemporaneo.
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